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14 settembre 2007
Dalla NASA un chip che opera ad elevatissime temperature
12 settembre 2007
I sistemi di raffeddamento, tradizionali ad aria, a liquido o fantascientifici progetti che prevedono l'impiego di nanotecnologie, occupano un posto piuttosto importante nell'intero panorama tecnologico.
Il problema del raffreddamento di processori e componentistica elettronica è ovviamente molto più sentito in quegli ambiti dove l'implementazione tecnologica si trova a dover fare i conti con ambienti particolarmente ostili. In questo caso, infatti, spesso è necessario dover scendere a compromessi e adottare soluzioni meno vantaggiose in termini di efficienza pura ma che premino l'affidabilità.
Un approccio diverso al problema è stato portato avanti dalla NASA. Un gruppo di ricercatori dell'ente spaziale statunitense ha infatti progettato un particolare chip che fosse in grado di operare senza problemi di stabilità e funzionamento anche a temperature estremamente elevate. Questo nuovo chip, del quale purtroppo non sono noti molti dettagli se non il farraginoso nome (silicon carbide differential amplifier integrated circuit), è stato in grado di superare una sessione di test della durata continuativa di 1700 ore (circa 70 giorni) alla temperatura di 500°C.
La possibilità di resistere a temperature così elevate mette i progettisti nella condizione di non dover pensare al fardello del sistema di raffreddamento e adottare implementazioni maggiormente efficienti. La principale traduzione nel mondo reale di questa nuova scoperta è l'implementazione di un chip di controllo, in campo aeronautico e aerospaziale, che controlli il consumo di carburante e le conseguenti emissioni, in modo tale da realizzare motori jet con una maggiore efficienza.
23:30 Scritto da: setino91 in Tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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