21 settembre 2007

Meteorite in Perù causa una misteriosa epidemia

18 settembre 2007 

Gli abitanti del villaggio di Puno, in una regione peruviana prossima al confine con la Bolivia, sono terrorizzati dal diffondersi di un improvviso malessere che ha colpito molti di loro dopo che nella loro zona si è verificata la caduta di un meteorite.
Intorno al mezzogiorno di domenica scorsa, la gente ha udito un'esplosione e visto una "palla di fuoco" (secondo alcuni si trattava di un aereo) precipitare a terra in uno dei loro campi, sulle Ande nella regione di Desaguadero.
Il giorno dopo, gran parte degli abitanti sono stati colpiti da forti mal di testa e conati di vomito, dopo aver avvertito uno "strano odore" diffondersi nell'aria, secondo quanto riferisce l'ufficiale sanitario locale Jorge Lopez, intervistato dalla radio peruviana RPP.
Anche sette agenti di polizia inviati sul posto a investigare sono stati colpiti dallo stesso malessere e hanno dovuto essere ricoverati in ospedale sotto la tenda a ossigeno.
Nella zona sono state inviate squadre di ricerca ed esperti. L'oggetto precipitato al suolo ha aperto un cratere largo una trentina di metri e profondo sei, secondo il funzionario locale Marco Limache. "Dal cratere è uscita acqua bollente e si sono sparse all'intorno ceneri e particelle di roccia. La gente del posto è molto spaventata", ha aggiunto.

14 settembre 2007

Google, 30 milioni in palio per missione sulla Luna

14 settembre 2007 

Un premio complessivo di 30 milioni di dollari. A tanto ammonta la cifra messa in palio dal motore di ricerca Google e dalla X Prize Foundation per chi riuscirà entro il 31 dicembre 2012 a far atterrare sulla Luna un robot motorizzato, fargli percorrere almeno 500 metri e inviare a terra fotografie e video per almeno un Gb di contenuto. Il premio base è di 20 milioni di dollari, che scenderanno a 15 se la prima scadenza, non verrà rispettata, ma la missione risulterà compiuta entro il 2014. Un ulteriore premio di cinque milioni è destinato al secondo arrivato, mentre una somma equivalente spetterà a chi durante la missione riuscirà a recuperare relitti delle missioni americane o sovietiche, oppure a scovare tracce di vita sulla luna.

12 settembre 2007

Automobili... ad acqua di mare

11 settembre 2007 

La ricerca scientifica basa la propria efficienza su dati dimostrabili, centinaia di prove ripetibili e spesso anni di dura ricerca. Ma, come in tutte le cose umane, talvolta un pizzico di fortuna e un’intuizione geniale possono facilitare il duro lavoro del ricercatore.
John Kanzius ha dedicato tutta la sua vita allo studio della radioterapia per la cura dei tumori finché, qualche giorno fa, non ha compiuto per caso una piccola scoperta che potrebbe cambiare il mondo.

Intento a perfezionare un nuovo dispositivo per la radioterapia, Kanzius ha provato a desalinizzare dell’acqua di mare con un generatore di radio-frequenze utilizzate per la cura del cancro. Intenzionato a dividere i sali dall’acqua, così da uccidere le cellule cancerogene senza colpire quelle sane, il ricercatore è rimasto sbalordito dall’esito del suo esperimento. Le radio-frequenze hanno, infatti, letteralmente incendiato l’acqua a tal punto da produrre una fiammata di oltre 1.700°C.
La scoperta ha immediatamente fatto scalpore in ambiente accademico destando non poco scetticismo tra molti scienziati. Determinato a dimostrare la validità dell’incredibile scoperta, Kanzius ha ripetuto l’esperimento con il chimico Rustum Roy (Penn State University) in alcuni laboratori di chimica davanti a numerosi testimoni.

Ma come funziona questo accendino per acqua di mare? Il segreto risiede nella capacità delle onde radio di rompere i legami molecolari (immaginate le molecole come piccoli polpi in grado di abbracciarsi e unirsi grazie ai loro tentacoli), che porta alla divisione tra gli atomi di ossigeno e quelli di idrogeno e alla conseguente combustione. Per Rustum Roy quella di Kanzius è “una delle scoperte più fenomenali nel campo dell’acqua degli ultimi cento anni. L’acqua è ovunque, e la possibilità di bruciarla può aprire infinite possibilità di utilizzo”.
Determinato a proseguire le ricerche, il prof. Roy incontrerà alcuni rappresentanti del ministero dell’Energia e della Difesa statunitensi per ottenere finanziamenti per le sue ricerche derivate dalla scoperta di Kanzius.

Rustum Roy intende scoprire se le elevate temperature raggiunte nella fase di combustione dell’acqua potrebbero essere impiegate per mettere in moto il motore di un’automobile o di un mezzo pesante.
La scoperta di questi giorni potrebbe rivoluzionare la ricerca nel campo dei combustibili puliti. Occorrerà però molto tempo per capire le reali potenzialità “dell’acqua che brucia”, ma almeno oggi il motore ad acqua sembra un po’ più vicino.

10 settembre 2007

Scoperto un "vuoto" nello spazio

26 agosto 2007 

Che nello spazio esistessero zone "vuote", prive cioè di stelle, o galassie o della cosiddetta "materia oscura", si sapeva. Ma che esistesse un buco vuoto grande 10.000 miliardi di chilometri, nessuno lo aveva ancora mai scoperto. Adesso un buco del genere è stato scoperto dagli astronomi dell'Università del Minnesota (USA). Il buco di vuoto rappresenta l'esatto contrario del "buco nero": nel primo, infatti, la concentrazione della materia è inesistente, nel secondo è infinita.

Per motivi che al momento restano insondabili, non solo non ha al suo interno alcun tipo di corpo celeste, ma neppure sono state rilevate tracce di quella che gli astronomi chiamano "materia oscura" (il riempitivo
dell'universo) o tanto meno della polvere cosmica che si ritiene sia il residuo di stelle o galassie un tempo esistenti. Come è possibile che nell'universo finora conosciuto esista uno spazio vuoto di queste dimensioni?

La scoperta ha lasciato i ricercatori del Minnesota senza parole. «È così - ha commentato Rudnick - Siamo senza parole. Nel senso che non è chiaro se esista la parola giusta per esprimere questa "cosa". È stata davvero una sorpresa». Questa "non-materia" è, apparentemente, puro vuoto. Per scoprirlo gli astronomi del Minnesota hanno adottato tecniche di osservazione particolari. Delle immense radiografie fatte al cosmo. Come in un normale esame radiologico, gli studiosi hanno esaminato il ritorno della radiazione delle microonde cosmiche inviate nello spazio. Dalle risposte di questo esame è stato possibile determinare la presenza o meno di corpi celesti.


25 agosto 2007

Energia elettrica dal calore corporeo

22 agosto 2007 

Un gruppo di ricerca del Fraunhofer Institute sta lavorando ad un progetto volto a realizzare un sistema in grado di produrre energia elettrica trasformando l'energia termica naturalmente emessa dal corpo umano. Si tratta di un progetto ambizioso ed interessante che potrebbe avere positive ricadute nella vita quotidiana, in particolare nell'ambito medico.

Il principio di funzionamento di un dispositivo come quello ideato dal Fraunhofer Institute è lo stesso che sta alla base del funzionamento dei generatori termoelettrici: una differenza di temperatura genera una corrente elettrica. Nel caso di applicazioni ordinarie sono sufficienti alcune decine di gradi di differenza per dare luogo a sufficiente energia per l'alimentazione di comuni dispositivi elettrici od elettronici. Diversa è la situazione per ciò che concerne il corpo umano, in quanto la differenza tra la temperatura corporea di superfice e l'ambiente esterno è solo di pochi gradi.

A fronte di ciò, il Fraunhofer Institute è stato in grado di realizzare un dispositivo in grado di produrre appena 200 millivolt grazie al calore del corpo umano. A titolo di riferimento è necessaria una quantità di energia tra le cinque e le dieci volte superiore (1-2 Volt) per il funzionamento della maggior parte dei dispositivi elettronici.

Per risolvere questo problema i ricercatori hanno allora ideato una particolare circuiteria che prevede l'impiego di un componente chiamato "charge pump", basato sull'impiego di condensatori. Questo componente si occupa di "raccogliere e conservare" l'energia elettrica di millivolt in millivolt fino ad una soglia di 1,8 volt. Il raggiungimento della soglia permette l'attivazione di un transistor che si occupa di controllare un secondo componente demandato a trasferire la corrente elettrica al dispositivo da alimentare.

Il team è ora al lavoro per affinare questo progetto e identificare ulteriori sviluppi futuri che consentano di ricavare una accettabile quantità di energia elettrica anche nel caso di differenze termiche piuttosto ridotte.

13 agosto 2007

Spazio: ecco il maxi-pianeta light

10 agosto 2007 

Il pianeta più "leggero" e grande dell'universo è stato scoperto dagli astronomi del Lowell Observatory, a Phoenix in Arizona. Si chiama "TrES 4" ed è a 1.400 anni luce da noi. Gli scienziati americani affermano che "è talmente soffice che ci si potrebbe affondare dentro". Il pianeta che ruota intorno a una stella, fa parte della costellazione di Ercole ed è 20 volte più largo della Terra con un diametro 1,7 volte quello di Giove.

Il pianeta è stato individuato per la prima volta nella primavera del 2006 e a confermare l'attendibilità della scoperta sono stati i ricercatori dell'Harvard University e dell' Osservatorio nelle Hawaii.

La meraviglia ma anche il mistero che avvolge questo pianeta è la bassa densità della materia di cui è composto. Una densità pari alla metà di quella di Saturno.

Gli stessi scienziati hanno riscontrato che TrES-4 è un pianeta "soffice", il più "leggero" mai visto finora. "E' una materia molto solida ma nello stesso tempo leggera - ha dichiarato Alan Boss, del Canergie Institute di Washington- La natura ci riserva tante sorprese".

I ricercatori non riescono a spiegarsi perché i cosiddetti "soft planets'" siano così leggeri. "E' veramente un mistero - ha sottolineato Boss -. Il segreto della loro bassa densità è ancora tutto da scoprire". Gli studiosi ora stanno cercando anche un altro pianeta che, secondo loro, fa parte della stessa costellazione.

"E' difficile, non sappiamo cosa succeda laggiù, ha dichiarato Mandushev. Secondo noi potrebbe esserci un altro pianeta là intorno. Sarebbe incredibile".

09 agosto 2007

Marco Polo in America prima di Colombo

8 agosto 2007

L’America sarebbe stata scoperta da Marco Polo duecento anni prima di Cristoforo Colombo, secondo una carta della Biblioteca del Congresso a Washington studiata dal 1943 dall’Fbi e la cui storia è raccontata nella rivista francese Vsd.

Il documento, consegnato alla Biblioteca nel 1933 da un italo-americano di nome Marcian Rossi, «rappresenta una nave a fianco di una mappa che mostra una parte dell’India, della Cina, del Giappone, delle Indie orientali e dell’America del Nord» come riferisce il rapporto del bibliotecario dell’epoca.

Chiamata «Map-with-ship» (mappa con nave), il documento porta «uno stemma disegnato sotto la nave, un incrocio di lettere che dà il nome Marco Polo. La zona che separa la Siberia dall’Alaska è il principale soggetto della mappa», annota l’autore dell’articolo di Vsd, l’autore e regista Thierry Secretan.

Secretan riferisce che un esame realizzato nel 1943 ai raggi ultravioletti realizzato dall’Fbi, ha «permesso di stabilire la presenza di tre inchiostrazioni sulla mappa, che è quindi stata modernizzata nel tempo».

Il rapporto propone diverse ipotesi, tra cui la possibilità che Marco Polo, che tornò a Venezia nel 1295, abbia riportato in Europa le prime informazioni sull’esistenza dell’America del Nord. Se la mappa è effettivamente di Marco Polo, «è arrivato in America due secoli prima di Colombo e ha disegnato la zona che separa l’Asia dall’America quattro secoli prima che apparisse sulle mappe europee» sottolinea Secretan.

Marco Polo, che non ha mai parlato nella relazione dei suoi viaggi di una qualsiasi scoperta di terra nella zona dell’Alaska, ha detto ai suoi amici dal suo letto di morte: «Io non ho scritto che la metà di ciò che ho visto» ricorda Thierry Secretan.

06 giugno 2007

Scoperto pianeta simile alla Terra

26 aprile 2007

Un pianeta al di fuori del sistema solare con caratteristiche simili a quella della Terra è stato scoperto grazie a un telescopio piazzato a La Silla nelle Ande cilene dagli astronomi dell'Eso (European Southern Observatory). Si trova però a 20,4 anni luce, cioè a 193 mila miliardi di chilometri da noi, ed è individuabile nella costellazione della Bilancia. Si tratta in ogni caso del pianeta più simile alla Terra tra i 229 individuati all'esterno del nostro sistema solare.

Secondo il gruppo di ricerca dell'Osservatorio di Ginevra e di Lisbona e dell'Università di Grenoble e dell'Istituto di astrofisica di Parigi che l'ha rintracciato, si tratta di pianeta roccioso, sul quale si potrebbe anche rinvenire acqua allo stato liquido. Il nuovo pianeta ha un raggio di circa il 50% più grande di quello della Terra (quindi più o meno 10 mila km) ed è il più piccolo mai scoperto al di fuori del sistema solare. La massa è di cinque volte superiore a quella terrestre. La distanza dalla sua stella, Gliese 581, è invece 14 volte inferiore alla distanza Terra-Sole, e la durata di un'orbita è di quasi 13 giorni.

La ricerca fornisce prove anche di un terzo pianeta con una massa otto volte quella della Terra, che orbita sempre intorno a Gliese 581, già nota per ospitare un pianeta simile a Nettuno individuato dallo stesso gruppo di ricerca. Gliese 581, hanno osservato i ricercatori, è fra le cento stelle più vicine a noi. Grazie alla sua vicinanza, ha detto Xavier Delfosse, dell'università francese di Grenoble, il nuovo pianeta sarà un «obiettivo molto importante per le future missioni dedicate alla ricerca per la vita extraterrestre».

Gliese 581 appartiene alla categoria delle nane rosse: ha una massa pari a un terzo di quella del Sole, una luminosità 50 volte inferiore ed è molto meno calda: queste caratteristiche fanno sì che il pianeta si trovi nella cosiddetta «zona abitabile», quella cioè in cui la temperatura permette la presenza di acqua allo stato liquido. «Secondo le nostre stime la temperatura media di questo pianeta è fra 0 e 40 gradi centigradi, e quindi l'acqua si troverebbe allo stato liquido. In base ai nostri modelli dovrebbe essere o un pianeta roccioso come la Terra, oppure interamente ricoperto da oceani», ha detto Stephane Udry, dell'Osservatorio di Ginevra, che ha guidato la ricerca.